


Seconda mostra di giovani artisti locali presso la Fabbrica di Nichi di Terni.
Inaugurazione sabato 11 settembre. La mostra rimarrà aperta ogni venerdì, sabato e domenica fino al 26 settembre dalle ore 17.00.
Lo “stigma” è un marchio, un segno distintivo. Socialmente parlando lo “stigma” è anche simbolo di disapprovazione sociale nei confronti di handicap mentali o fisici. Da questa parola deriva la più diffusa “Stigmate” diventata nei secoli simbolo per eccellenza dell’operare diretto di Dio sull’uomo. Il primo autore religioso conosciuto che abbia usato questo termine per simboleggiare la sua “appartenenza” a Gesù fu San Paolo, l’ex Saulo di Tarso: “porto le stigmate del Signore Gesù nel mio corpo” [Lettera ai Galati, VI, 17].
Ancora oggi si discute se queste parole avessero un significato metaforico-simbolico, oppure letterale, segnalando così il primissimo manifestarsi di un fenomeno mistico che è stato, appunto, definito “stigmatizzazione”. Grazie alla psicologia e alla psichiatria psicosomatica oggi sappiamo che non è più improponibile considerare la mente, ed il nostro cervello, come
una macchina dalle potenzialità straordinarie. Tali potenzialità si potrebbero esplicare, secondo tali studi, anche attraverso la manifestazione di una fenomenologia a carattere prettamente religioso.
In “Stigma” troviamo persone di età, etnia, sesso, origini sociali diverse. Il loro corpo improvvisamente ha subito una trasformazione, come è capitato a tantissimi altri uomini nel corso della storia. Tutt’ora migliaia di pellegrini affollano le case di altrettante persone che sostengono di patire le sofferenze di Cristo. La psicologia ci da alcune spiegazioni, gli scritti sacri altre. Non c’è giudizio, la foto non ci dice se il soggetto mente o se il soggetto è sincero, se soffre di turbe mentali o se è pienamente cosciente di quello che sta accadendo. I soggetti mostrano le ferite con eleganza. Alcuni di loro ne sono quasi orgogliosi, altri guardano lo spettatore con tristezza, auto commiserazione. Alcuni hanno escoriazioni in luoghi atipici per tali fenomeni… Ma chi può dire come Dio sceglie di manifestarsi? È finzione o realtà? Sono stigmati o sono ferite auto inflitte? C’è una spiegazione scientifica o non rimane che affidarsi alla provvidenza? Lo spettatore è libero di interpretare le immagini come meglio crede. In un mondo di finzione e di contraddizioni è più che lecito porsi certi interrogativi. Atei, credenti, agnostici, non fa differenza, la riflessione è aperta a chiunque voglia accoglierla.