





A Vicenza è ancora Fabbrica Tour. Sono stati giorni concitati e difficili quelli che hanno preceduto la tappa Vicentina. C’è stato l’esodo forzato di migliaia di migranti verso Manduria, voluto dal Governo senza nemmeno interpellare le amministrazioni locali. Del resto le prove muscolari sono il leit motiv di questo Governo populista e perennemente sotto scacco. Diversi sono poi i commenti di chi è stato a Manduria in occasione della manifestazione a favore dei migranti.


L’intenso sabato del 2 Aprile, quello delle proteste contro la guerra a Roma e in moltissime altre città e a favore del rispetto dei diritti di tutti i migranit, ha visto me, Elda e Rombi saltare sulla nostra macchina -tour per raggiungere i ragazzi e le ragazze della Fabbrica di Vicenza, per la quarta tappa del Fabbrica Tour. La mattina del 2 Aprile abbiamo preso parte alla manifestazione contro la guerra promossa dal Movimento No dal Molin, movimento nato nel lontano 2006 contro l’allargamento della base americana a Vicenza e Caldogno. Io e Roberto eravamo già stati a Vicenza il 17 Febbraio del 2007, per quella che è stata la manifestazione più numerosa con oltre 100.000 persone e apice della protesta. La battaglia nel 2007 era tutta da giocare e nulla era stato ancora deciso.


Quattro anni dopo il movimento è stato ovviamente fiaccato e si è scollato dall’interno. Scellerate scelte dei governi che da allora si sono succeduti hanno supportato la costruzione della base che ad oggi procede spedita verso il suo completamento. E cosi alla gente di Vicenza che sabato 2 Aprile 2011 ha preso parte alla manifestazione contro la guerra e contro le servitù militari, è rimasta la rabbia e un profondo senso di abbandono. Un abbandono bipartisan.

Oggi Vicenza è amministrata dal Pd e come dicono in città, è un “Pd leghizzato”. Cosa rimane,quindi, di quella protesta? La voglia di costruire il parco della pace nella zona antistante la caserma – villaggio (con una popolazione militare di quasi 15.000 tra soldati e famiglie al seguito). Un progetto, quello del parco, già falcidiato dalle tante frammentazioni del movimento e della sinistra vicentina.

A conclusione della manifestazione, a cui hanno partecipato associazioni, partiti e i centri sociali del nord-est, Roberto ha presentato il libro “c’è un’Italia migliore” in una carinissima libreria nel cuore di Vicenza. Dalla Libreria ci si è spostati nella sala di una circoscrizione per un pubblico incontro con tutti “quelli che ci vogliono stare” a costruire una Vicenza migliore: Presidio No dal Molin, Lega Ambiente, Rete degli studenti, Associazione dei migranti e altre rappresentanze associative.

L’incontro è partito dalla nota esperienza Dal Molin, che di fatto è stata una battaglia di tutta la comunità, passando poi per chi con quella battaglia si è rafforzato come Lega Ambiente, in prima linea nel post alluvione 2010 denunciando il dissesto ambientale che affligge Vicenza, o l’associazione dei migranti che quotidianamente restituisce un’idea di inclusione sociale ed economica dei migranti. Vicenza ha la sua idea di Vicenza Migliore e di Italia migliore. Ha le idee e le persone.

All’incontro erano presenti una 40ina di persone che, vista l’aria del Nord -Est, ci permettono di dire che seppur frammentate, impaurite, e minacciate da un modello leghista sia economico che culturale, pezzi di sinistra,di impegno politico e sociale ci sono. Hanno solo bisogno di sentirsi dentro un progetto più ampio. Il progetto delle Fabbriche può svolgere questa funzione. Così come è grande la fiducia che viene riposta nella rete che le fabbriche hanno laboriosamente costruito.



Il lavoro che gli amici e le amiche, i compagni e le compagne, del Nord – Est dovranno fare è senza dubbio laborioso e complesso. Oltre a dare senso alla sinistra locale dovranno senza dubbio fissare obiettivi e pensare pratiche nuove di partecipazione. Lo dico con il massimo dell’obiettività: Nichi, il movimento delle fabbriche, la Puglia sono senza dubbio per tanti e tante un orizzonte, l’idea che un cambiamento è possibile, un modello da seguire.
Con la tappa di Vicenza, il nord-est fa meno paura ed è meno sconosciuto.
Arriviamo a Genova sul tardi, intorno alle 12,30, rispetto al giorno precedente c’è un tempo incerto ad accoglierci, un pó uggioso ed una luce strana, ma un gruppo di ragazzi attivi e simpatici che ci annuncia fin dall’inizio tutta una serie di sorprese….
Per fortuna l’evento si svolgerà all’interno di un museo, il Museo Sant’Agostino, per cui scampato il pericolo pioggia.
Un posto molto bello, con all’interno un patio porticato al ridosso del quale montiamo “la nostra presenza”, il video box, le bacheche, il banchetto.
Un panino al volo, per raccogliere le forze e poi tutti in sala.
Prima di entrare peró ci accorgiamo che qualcuno sta filmando il nostro furgoncino!!! Ma questo è un attacco alla privacy, non è possibile… ma no, é solo Maurizio. :)
Iniziamo, e lo facciamo raccontandoci e raccontando il fabbrica tour, raccontando che quest’idea nata, ancora una volta, come una scommessa, giá al terzo appuntamento sorprende positivamente, dimostrando che sparsi per l’Italia ci sono esempi di impegno, responsabilità, desiderio di ragionare sulle cose con l’obiettivo di trasformare il nostro paese, in un paese migliore.
Dopo il nostro breve intervento, ecco la prima sorpresa, un momento di improvvisazione teatrale organizzato dai ragazzi della Fabbrica di Genova intorno alle “parole della politica” messo in scena nel mezzo di una sala incuriosita (come tutti noi del resto) e che è stato poi l’introduzione del gioco Volta la Carta.
Protagoniste del gioco le parole: ci si divide in gruppi ed ognuno “pesca una carta” Volta la carta ed ecco qui i racconti che si sviluppano intorno ad ognuna di queste e che diventano occasione di dialogare di buona politica a partire dalle esperienze concrete di ciascuno di noi.
Un bel gioco, ancora in divenire, che si cerca di progettare giocando, per definirne regole e obiettivi o forse solo irregolari modalità. Ed ecco mi colpisce un cerchio formato da sedie vuote, in realtà non è un vuoto, forse quelle sedie stanno solo aspettando di essere trascinate in una piazza insieme alle carte e poter cosí sperimentare un gioco a partire da parole che si trasformano in azioni…fatti…

Terminato il gioco, cominciamo a girare i video box, c’é molta gente che vuol intervenire, partecipare, raccontare la sua immagine di Italia migliore, molti che cercano un luogo che possa renderli partecipi e protagonisti di una nuova idea di politica.
Nonostante l’entrata in vigore dell’orario legale, si è fatto buio, e dobbiamo ripartire. Ci aspetta tutta l’Italia da attraversare. Come sempre la strada, il viaggio nel suo momento di percorrenza ha su di me uno strano fascino, mi porta sempre lontano da dove sono in quel preciso istante… e allora mi trovo a riflettere sul fatto che la mia idea di “cittá migliore” è quella da cui posso liberamente scegliere di andare via e in cui altrettanto liberamente posso scegliere di tornare.
Cosí, con questa luce ha inizio il viaggio “ATTRAVERSO L’ITALIA” ..é proprio il caso di dirlo, da Bari verso Viareggio.
Le bacheche sul tetto ci obbligano ad un fermata, per fortuna. Possiamo cosí godere di questa luce, di questa alba on the road, e con questi colori ci aspettiamo solo una bella tappa.
Per questioni legali, non tutti possiamo guidare e cosí dopo aver superato Roma, c’e’ il primo cambio-guida. Abbiamo fatto piú della metá della strada che ci attende, ma il nostro nuovo conducente é uno che ama il percorso, non la meta, e forse ha ragione, cosí mi rilasso e mi godo il panorama, visto che ci apsettano altre 4 ore di macchina :)
Dopo mille giri, andirivieni sulla tangenziale di Viareggio (nonostante fosse il Tomtom a guidarci) arriviamo alla cittadella del Carnevale. Ad attenderci due ragazzi della Fabbrica di Viareggio, uno dei quali giá conosciuto durante gli stati generali delle fabbriche…e sembra passato cosí poco tempo. La nostra avventura a Viareggio ha ufficialmente inizio, e devo dire che mi diverte l’idea che ad accoglierci ci siano dei clown di cartapesta.
I ragazzi e le ragazze di Viareggio sono molto attivi sul territorio, e utilizzano la fabbrica come momento di costruzione di dialogo con la cittadinanza attiva. Sono molto giovani e questo devo dire mi ha incuriosito, proporzionato al livello di impegno che stanno mettendo in quanto movimento coordinato che ragiona sulla politica con la societá civile viareggina.
L’incontro si svolge all’interno di un mercato cittadino, molto frequentato il sabato pomeriggio e che diventa il punto di incontro di tutte le associazioni, i partiti e i singoli cittadini invitati a prenderne parte, e che in qualche modo hanno collaborato con la fabbrica di Viareggio durante il suo anno di vita.
Devo riconoscere che c´é una grande affluenza e grande curiositá. Montiamo il nostro banchetto insieme al loro, e lo spazio per il video box (che ci riserverá belle sorprese) e la zona delle bacheche. C’è un desiderio latente di ricominciare a parlare di impegno politico proprio da qui, dalle piazze.
Ovviamente ci troviamo in un mercato, uno di quei luoghi dove é possibile trovare di tutto, basta solo cercarlo e cosí riusciamo a trovare anche un megafono…
C’é un’Italia migliore GUARDANDO, LEGGENDO, ASCOLTANDO, le bacheche sono piene di spunti e cosí si comincia a pensare anche al modo piú divertente per utilizzare tutto questo materiale. Ritrovo nella memoria film visti ma che avevo dimenticato e devo dire che sono stata felice di riscoprirli.
Grazie al videobox abbiamo registrato decine di interviste; il tema é cos’è per te l’Italia migliore? Cos’è per te la viareggio migliore? E abbiamo avuto l’occasione di conoscere la responsabile comitato per la verità sulla strage di Viareggio e la responsabile del comitato per la sicurezza sul lavoro, due donne impegnate attivamente, verso le quali ho provato un profondo senso di stima e rispetto.
In Basilicata, appena varcato il confine pugliese, c’è un piccolo paesino di poco più di 5.000 anime che ti da il benvenuto.
A 500 metri sul livello del mare sorge Irsina, con la sua bellissima cattedrale a strapiombo su infinite distese di verde e le stradine del centro storico troppo strette per le nostre macchine cariche di cartoni, telecamere, computer ed entusiasmo.
Vien facile pensare che in un paese del genere i ragazzi vivano le proprie giornate con apatia aspettando il momento giusto per evolversi verso grandi università e città caotiche, per dimenticare quelle stradine e mutare il proprio accento. Invece è proprio da questo piccolo paesino in provincia di Matera che inizia il nostro puzzle di storie di Italia migliore in giro per la nazione.
La fabbrica di nichi Irsina è composta da un gruppo di ragazzi giovanissimi che ci ha raccontato una storia di amore per il proprio territorio, in quel meridione da cui tutti scappano.
Questa storia parla di un museo, il Museo civico Janora. Un museo che dovrebbe raccogliere in se una collezione di circa 1600 oggetti , frutto del lavoro di raccolta effettuato dallo storico irsinese Michele Janora.
Dovrebbe, perché ad oggi , in seguito ad un furto avvenuto 30 anni fa, parte della collezione è custodita nel museo di Matera ed i locali del museo Irsina sono vuoti ed inutilizzati.
Questi ragazzi sanno quanto in una comunità sia importante la cultura, anche come fatto economico e hanno iniziato la loro battaglia per la riapertura del museo. Una battaglia lontana da logiche di campagna elettorale, che rispecchia solo la necessità di riaprire un luogo, fondamentale per la vita del loro paese, luogo che le pubbliche amministrazioni hanno tenuto inutilizzato per 30 anni.
Parlando con i propri concittadini e tenendo costantemente aperto il dialogo con la pubblica amministrazione locale hanno trasformato il loro entusiasmo in azioni sul territorio.
Hanno voluto trasmetterci tutta la loro passione e la loro voglia di cambiamento. Hanno spiegato come questo museo possa riattivare il turismo del piccolo comune, quanto possa essere utile ed in che modo, e l’hanno spiegato in una stanza in cui più di 100 persone erano raccolte ad ascoltare con ammirazione. Tra presentazioni in power point, canzoni, rime e battute. Un clima piacevole, allegro, ma per nulla vuoto superficiale.
I ragazzi della fabbrica di nichi Irsina terminano la loro narrazione con la lettera che Umberto Eco ha scritto al ministro Tremonti, lettera che si chiude con la frase:
“Non si mangia con l’anoressia culturale.”
Concluso il racconto, c’è stato un dibattito tra i ragazzi ed i cittadini, cittadini (anche over 50) che non hanno mai utilizzato un tono denigratorio nei confronti di ragazzi poco più che ventenni.
Un dibattito che si potrebbe considerare “adulto”. Questo sicuramente è il risultato che ottiene un gruppo di ragazzi che sa, e ha voglia, di lavorare bene sul proprio territorio.
Il nostro ruolo è stato quello di felici spettatori, abbiamo ascoltato e documentato, ci siamo confrontati su modalità e mezzi ed è stato molto bello e molto importante.
La prima tappa del fabbrica tour si è chiusa con una fantastica cena a base di porchetta e vino rosso, in un clima perfetto, quello dal sapore di voglia di cambiare le cose.